Fabrizio Di Amato: MAIRE, la strategia sul mix energetico

Intervenuto al Capital Market Day lo scorso marzo, Fabrizio Di Amato ha ribadito le intenzioni di MAIRE sul portare avanti il mix energetico per garantire la decarbonizzazione, elencando i vari ambiti in cui il Gruppo si distingue e opera.

 Fabrizio Di Amato

Fabrizio Di Amato: MAIRE, il mix energetico come leva per la transizione

Fabrizio Di Amato, Fondatore, Presidente e azionista di MAIRE, è intervenuto lo scorso marzo al Capital Market Day, tenutosi a Milano. In quell’occasione, il manager ha parlato ai microfoni di “Adnkronos”, sottolineando gli obiettivi per la decarbonizzazione perseguiti dal Gruppo. “Noi siamo per il mix energetico, non c’è una tecnologia, un’unica soluzione. Abbiamo sempre puntato a un mix tecnologico — aveva sottolineato Fabrizio Di Amatonoi spaziamo su vari settori: dal riciclo ai fuels, dai vettori nuovi alla decarbonizzazione, ai fertilizzanti. Noi ci muoviamo su diversi settori e credo che questa sia la distintività”. Riponendo l’attenzione sui dossier riaperti dall’Europa, il Presidente di MAIRE aveva sottolineato come l’industria dovesse elaborare delle proposte proprio in materia di mix energetico.

Fabrizio Di Amato: le prossime sfide per MAIRE

Per quanto riguarda gli obiettivi di lungo termine, i riflettori sono puntati su tecnologie di sviluppo per “l’idrogeno circolare, e quindi di conseguenza il metanolo circolare ed etanolo”, aveva rimarcato Fabrizio Di Amato. Per il 2026 MAIRE prevede la fine della realizzazione dell’elettrolizzatore presentato lo scorso marzo e sarà il primo ad essere commercializzato in Italia. La joint venture sul nucleare rappresenta poi un altro vettore cruciale e si andrebbe ad aggiungere al mix energetico per poter “garantire quell’energia elettrica che serve poi per fare sempre la chimica”. Tra le altre attività di MAIRE rientrano i progetti di cattura della CO2 e relativi ai polimeri decarbonizzati, ammoniaca, metanolo ed etanolo. Secondo Fabrizio Di Amato, questi progetti interessano soprattutto l’area del Middle East, “dove c’è grande attenzione, ma anche tanto fermento”.

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