In uno scenario internazionale sempre più instabile, la sicurezza energetica torna al centro delle strategie industriali. Snam ha presentato un nuovo Piano da 14 miliardi di euro di investimenti entro il 2030 per rafforzare la resilienza delle infrastrutture italiane. A illustrarlo è stato l’Amministratore Delegato Agostino Scornajenchi, che ha sottolineato come la crisi geopolitica e le tensioni nello stretto di Hormuz rendano evidente la necessità di diversificare rotte e fonti di approvvigionamento del gas.
Agostino Scornajenchi: Piano da 14 miliardi per la rete del gas e la sicurezza energetica
Il Piano Industriale prevede investimenti complessivi per 14 miliardi di euro con l’obiettivo di rafforzare il sistema energetico nazionale e la centralità dell’Italia nel mercato europeo del gas. “Il nostro Piano – ha spiegato Agostino Scornajenchi – punta a rafforzare centralità e resilienza delle infrastrutture energetiche nazionali. Gli eventi geopolitici di questi giorni ci ricordano quanto la rete di trasporto del gas, insieme a rigassificatori e stoccaggio, sia strategica per l’indipendenza energetica dei Paesi”. La parte più consistente delle risorse, circa 9 miliardi, sarà destinata al potenziamento della rete di trasporto, che rappresenta il cuore del business del Gruppo. Tra i progetti principali c’è il completamento della Linea Adriatica, l’asse che consente di trasferire il gas dal Sud al Nord del Paese. Altri 2 miliardi saranno invece investiti negli stoccaggi, infrastrutture cruciali per gestire la stagionalità dei consumi. Secondo l’AD, l’Italia parte oggi da una posizione più solida rispetto al passato, soprattutto dopo la crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina. “Oggi disponiamo di un sistema molto più diversificato. L’Italia può contare su dieci punti d’ingresso del gas, cinque terrestri e cinque marini – ha precisato Agostino Scornajenchi – Il che consente di diversificare più facilmente le forniture”. Negli ultimi anni il Paese ha ampliato le proprie infrastrutture con nuovi terminali di rigassificazione e con il pieno utilizzo del Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto che porta gas dall’Azerbaigian.
Agostino Scornajenchi: le incognite sul mercato energetico
Le tensioni nel Golfo e il rischio di blocco dello Stretto di Hormuz restano però una variabile critica per i mercati energetici globali. Gran parte del gas naturale liquefatto proveniente dal Qatar attraversa infatti questo snodo strategico. “Per il momento le consegne previste sono confermate – ha spiegato Agostino Scornajenchi – Le metaniere partite prima dell’escalation stanno completando il viaggio, anche passando dal Capo di Buona Speranza. I carichi destinati al terminale di Rovigo per marzo risultano regolari”. Le principali incertezze riguardano però i prossimi mesi: ad aprile alcuni carichi potrebbero saltare, anche se la stagione primaverile coincide con un calo dei consumi. Il vero punto critico, secondo l’AD, riguarda il riempimento degli stoccaggi in vista dell’inverno. L’Italia consuma circa 62-65 miliardi di metri cubi di gas all’anno e dispone di una capacità di stoccaggio che sfiora i 20 miliardi di metri cubi, pari a circa quattro mesi di consumi. Il Paese dovrebbe chiudere l’inverno con livelli di riserva tra il 40% e il 45%, sopra la media europea. “Il problema è che i prezzi elevati rendono meno conveniente acquistare ora gas da immagazzinare”, ha confermato. Secondo il manager, l’unica vera strategia di difesa resta la diversificazione. Negli ultimi tre anni l’Italia ha rafforzato il proprio sistema con due nuovi rigassificatori, a Piombino e Ravenna, e con flussi da sud più robusti. “Per un Paese importatore netto come l’Italia – ha aggiunto Agostino Scornajenchi – la strategia è costruire un sistema che consenta di cambiare rapidamente le rotte d’approvvigionamento”. Il Piano Industriale conferma anche la politica di remunerazione degli azionisti. Snam prevede un payout fino all’80% e una crescita della base degli asset superiore al 5%. Sul fronte finanziario il Gruppo parte da una posizione più solida del previsto: il debito è sceso a 17,5 miliardi rispetto ai 18,5 miliardi inizialmente indicati per il 2025. “Continueremo a mantenere una posizione finanziaria stabile”, ha concluso l’AD, ricordando che il 75% del debito è a tasso fisso e il restante 25% variabile. Nel corso del Piano il costo medio dovrebbe attestarsi poco sopra il 3%.
