Illycaffè accelera su Europa e USA nonostante le tensioni globali. L’intervista a Cristina Scocchia

In un contesto internazionale segnato da tensioni commerciali, cambiamento climatico e volatilità dei mercati, la CEO di Illycaffè Cristina Scocchia traccia una linea chiara: difendere i margini senza scaricare interamente i costi sui consumatori, rafforzare gli investimenti strategici e continuare l’impegno contro la violenza di genere.

Cristina Scocchia

Prezzo del caffè, Cristina Scocchia: i motivi dell’aumento

Dal 2015 al 2021 il prezzo del caffè verde si è mantenuto relativamente stabile. Poi, a partire dal gennaio 2022, la corsa. Secondo Cristina Scocchia, le cause sono duplici. Da un lato i fenomeni climatici estremi, siccità e piogge torrenziali in Brasile e Vietnam, principali produttori mondiali, hanno inciso sull’offerta. Dall’altro, però, “la fa da padrone la speculazione”. Il prezzo, oggi, sarebbe determinato in misura crescente dai mercati finanziari più che dall’equilibrio naturale tra domanda e offerta. La decisione del presidente Donald Trump di eliminare il dazio del 15% sulle importazioni di caffè dall’Europa verso gli Stati Uniti rappresenta, per Illycaffè, “un’ottima notizia”. Gli Stati Uniti valgono circa il 20% del fatturato del Gruppo triestino e sono il secondo mercato più importante dopo l’Italia. La cancellazione dei dazi avrà impatti positivi, liberando risorse per nuovi investimenti e rafforzando la presenza nel mercato americano. Ancora più rilevante, secondo Cristina Scocchia, potrebbe essere la rimozione dei dazi sul caffè proveniente dal Brasile, primo produttore mondiale. In precedenza, tariffe fino al 50% avevano disincentivato le importazioni negli USA, comprimendo l’offerta e alimentando ulteriormente le tensioni sui prezzi. Se la misura avrà effetti concreti, potrà contribuire a riequilibrare il mercato della materia prima. Gli Stati Uniti rimangono il più grande mercato di consumo al mondo, seguiti dall’Europa, mentre Asia e Cina mostrano prospettive di crescita più graduali, anche per la forte tradizione legata al tè. Per Illycaffè, l’Italia rimane al centro della strategia (circa il 30% del fatturato), seguita dagli Stati Uniti. Germania, Francia, Spagna e Regno Unito sono indicati come mercati prioritari, insieme alla Svizzera, dove l’azienda ha recentemente acquisito il proprio distributore storico per rafforzare la presenza in un segmento super premium ad alto potenziale.

Cristina Scocchia: prezzi calmierati, investimenti a Trieste e impegno sociale

In un Paese ancora alle prese con l’inflazione e la cautela nei consumi, Illycaffè ha scelto una politica di contenimento dei prezzi. Solo un terzo dell’aumento dei costi della materia prima è stato trasferito a valle, mentre i restanti due terzi sono stati assorbiti comprimendo i margini. Una scelta che, conferma Cristina Scocchia, sta premiando l’azienda. Nei primi dieci mesi del 2025 il brand è cresciuto del 12% in Italia, un risultato significativo in un mercato maturo e altamente competitivo. La visione industriale si traduce anche in investimenti concreti. Illycaffè ha annunciato un piano da 120-130 milioni di euro a Trieste per raddoppiare la capacità produttiva e di tostatura. Nonostante la possibilità di delocalizzare in Paesi con costi energetici e del lavoro inferiori, la scelta è stata quella di investire in Italia. L’azienda ha già assunto 100 persone, con l’aspettativa di ulteriori ricadute occupazionali nei prossimi anni. Accanto alla strategia industriale, il Gruppo ha rinnovato il proprio impegno sociale. Illycaffè ha confermato l’accordo con l’Arma dei Carabinieri per contrastare la violenza contro le donne, trasformando bar, hotel e ristoranti che servono il marchio in punti di informazione. “È una tematica che ci sta molto a cuore – conferma la manager – e noi abbiamo deciso nel nostro piccolo di provare a fare la nostra parte”. In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, sono stati distribuiti materiali informativi per aiutare le donne a riconoscere non solo la violenza fisica, ma anche quella economica e psicologica, spesso segnali precoci di situazioni più gravi. Chiedere aiuto, conclude Cristina Scocchia, non è un atto di debolezza, ma di forza.

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