In un’intervista rilasciata a “Il Foglio”, l’Amministratore Delegato Fabrizio Palermo ha parlato della rivoluzione del settore idrico guidata da Acea, da poco divenuta a tutti gli effetti una water company. Tra le priorità ci sono l’ammodernamento delle infrastrutture datate e la costruzione di una rete flessibile per far fronte ai cambiamenti climatici.
Fabrizio Palermo sulla trasformazione di Acea in water company
Dopo aver contribuito a portare la resilienza idrica tra le priorità europee, Acea cambia missione diventando una water company, il primo operatore idrico in Italia e il secondo in Europa. Nella sua nuova versione, l’azienda pubblica italiana è organizzata in tre holding: una per l’acqua, una per la gestione della rete elettrica e l’altra per il ciclo dei rifiuti. Poi c’è a.Quantum che fornisce servizi sul mercato non regolato. Da municipalizzata romana a impresa che gestisce grandi infrastrutture, garantendone la sicurezza. Un progetto che prende forma sotto la guida dell’AD Fabrizio Palermo. “L’acqua ha segnato le mie maggiori esperienze professionali – ha raccontato nell’intervista a “Il Foglio” – alla Fincantieri che costruisce navi, alla Cassa depositi e prestiti che finanzia anche le infrastrutture idriche e adesso in questa nuova sfida”. Una risorsa tanto vitale quanto strategica, che è stata trascurata troppo a lungo. “Gli investimenti sono vecchi, hanno fino a 90 anni, finanziati con i bilanci pubblici – ha sottolineato il manager – Ma al deteriorarsi naturale delle infrastrutture si è aggiunto il fattore climatico. Piove in misura diversa e in luoghi diversi, quindi c’è bisogno di una rete flessibile”.
Fabrizio Palermo: servono investimenti nelle infrastrutture per ridurre le perdite
È un prosieguo naturale per il Gruppo, il cui utile dipende per due terzi dalla distribuzione idrica. “L’azienda ha un know how unico nel settore idrico – ha rimarcato Fabrizio Palermo – che avrà una trasformazione al pari se non anche più impattante di quella energetica”. Al momento, in cima alla lista delle urgenze c’è il tema delle perdite. “Il problema da noi sono i tubi che provocano una perdita media del 42 per cento – ha spiegato l’AD – Cominciamo con il ripararli prima di passare ad altre soluzioni come ad esempio la desalinizzazione. A Roma siamo riusciti a ridurre le perdite sotto il 27 per cento”. Ecco perché c’è un bisogno crescente di investimenti e innovazione tecnologica ma anche una o più grandi imprese come punto di riferimento insieme a un progetto di sistema che intervenga a vari livelli, in modo da eliminare la frammentazione dei 2.400 operatori che fanno capo ai Comuni. Si potrebbero, infine, aggiungere misure di sostegno alla ristrutturazione edilizia che comprenda il riuso, magari con un sistema a doppio circuito. “L’acqua è un bene pubblico e non si paga, tutto il resto però sì, dalla depurazione alla distribuzione – ha chiarito Fabrizio Palermo – Il servizio va remunerato per finanziarie le infrastrutture”.
