Pier Silvio Berlusconi alla “Serata con la stampa”: la crescita del progetto MFE

Procede a passo spedito il progetto che Pier Silvio Berlusconi porta avanti in Europa con MFE per la creazione di un grande polo media in grado di competere sempre più efficacemente con i giganti del web e dello streaming: le dichiarazioni del Chairman e Group CEO durante la “Serata con la stampa” sui traguardi raggiunti e le nuove sfide.

Pier Silvio Berlusconi

Pier Silvio Berlusconi: MFE in Europa, il punto sul progetto

In occasione della “Serata con la stampa” a cui hanno preso parte oltre 100 giornalisti e 50 manager, Pier Silvio Berlusconi ha delineato il percorso di crescita di MFE - MEDIAFOREUROPE, progetto di respiro internazionale che punta alla creazione di una una realtà unica nel panorama internazionale: un polo media paneuropeo capace di competere sempre più efficacemente con i giganti del web e dello streaming. I risultati economico-finanziari raggiunti e le positive performance sul fronte degli ascolti rappresentano la conferma della solidità della strategia e della visione di MFE. “È passato solo un anno, per noi un anno decisivo e importante, ma quante cose sono cambiate in un anno?”, ha evidenziato Berlusconi ricordando come nell’estate 2025, quando si era svolto l’evento di presentazione dei titoli della scorsa stagione tv, l’OPA lanciata su ProSiebenSat.1 era ancora in corso. “Oggi, un anno dopo, abbiamo raggiunto la maggioranza e il controllo di ProSiebenSat.1, a cui si è aggiunta una partnership molto positiva con l’azienda media portoghese Impresa. Germania, Portogallo, Italia, Spagna, Svizzera, Austria: MFE è una realtà con un potenziale di 200 milioni di spettatori”, ha rimarcato il CEO.

Pier Silvio Berlusconi: la tv italiana è il benchmark da esportare

“MFE, operazione coraggiosa mai fatta da nessuno: un grande agglomerato di aziende europee che si poggia sulla televisione generalista gratuita. Nessuno, a parte noi, ci aveva nemmeno pensato. Noi l’abbiamo fatto, ci crediamo”, ha spiegato Pier Silvio Berlusconi. “Ci siamo dati obiettivi semplici e chiari partendo dalla nostra essenza, quella di editori televisivi che vogliono investire sul prodotto: in Italia già lo facciamo e lo faremo negli altri Paesi in controtendenza, con la TV italiana che è il benchmark da esportare”, ha spiegato il CEO. “Solo un anno fa non era partita La ruota della fortuna che, lo dico con orgoglio, ha cambiato i destini e le proporzioni della televisione italiana. L’obiettivo è quello di continuare a investire nei contenuti, nella tecnologia e nell’innovazione attorno al mantra “pensare europeo per restare locale” traendo linfa dalle differenze”, ha sottolineato Pier Silvio Berlusconi annunciando il lancio per gennaio di una digital platform europea unica con il meglio delle produzioni di ogni Paese in cui il Gruppo è presente: “Vogliamo creare il nuovo standard premium da portare a utenti e investitori dando informazioni certificate, dimensione, qualità e diversità dei profili e sicurezza”.

Moda, Luca de Meo (Kering) favorevole a intesa con Francia per tutelare la filiera

Vertice a Parigi tra il Ministro Urso e Luca de Meo: al centro del colloquio la tutela del Made in Italy e il contrasto all'illegalità. Il CEO di Kering ha ribadito la centralità della manifattura italiana, che genera oltre il 60% del fatturato totale del colosso del lusso.

Luca de Meo

Luca de Meo a colloquio con il Ministro Adolfo Urso

Luca de Meo, CEO di Kering, ha incontrato a Parigi Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, insieme ai vertici di Lvmh, per parlare di un’intesa volta a contrastare l’ultra fast fashion. Italia e Francia, i due pilastri indiscussi dell’alta moda a livello globale, starebbero infatti collaborando per rafforzare la filiera del lusso e porre un freno a illegalità e sfruttamento del lavoro. Tra le proposte ci sono misure che favorirebbero la tracciabilità e la legalità lungo tutta la filiera produttiva, quindi dalle piccole realtà ai giganti del settore. “Dobbiamo lavorare insieme per rafforzare la catena del valore in Italia, che è diventata la fabbrica del lusso mondiale, anche attraverso un patto di sistema tra Italia e Francia, consapevoli di essere parte di un unico ecosistema industriale”, ha dichiarato Urso, che ha poi detto di aver “individuato un percorso comune per tutelare meglio il comparto anche in sede europea, come dimostra la nuova iniziativa doganale sui piccoli pacchi extra-Ue”.

Luca de Meo si candida a modello di riferimento per la manifattura italiana

Entrambi i colossi del lusso poggiano la propria struttura sulla manifattura italiana: l’80% della filiera produttiva fa capo alla penisola, sia per le maison di Lvmh – tra cui spiccano Fendi, Bulgari e Loro Piana – sia per quelle del portafoglio Kering, come Gucci, Bottega Veneta e Brioni. Durante l’incontro, il CEO di Kering Luca de Meo si è mostrato aperto a sostenere eventuali nuovi progetti come modello di riferimento, con l’obiettivo di consolidare la catena di fornitura, contrastare forme di illegalità e migliorare qualità e condizioni di lavoro. D’altronde, i marchi italiani generano già oltre il 60% del fatturato complessivo del Gruppo.  Pure il Presidente e CEO di Lvmh Bernard Arnault ha espresso l’intenzione di proseguire sulla stessa strada. Il Gruppo da lui guidato impiega quasi 20mila lavoratori in Italia e negli ultimi cinque anni ha investito circa 500 milioni di euro all’anno nel Paese. L’intesa tra i due Governi sarà approfondita nelle prossime settimane, a seguito del confronto con le associazioni di categoria.

Luca Dal Fabbro: investimenti in reti elettriche, idriche e termovalorizzatori

Il Presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro è intervenuto all’evento “Finanziare il futuro delle utilities”, dove ha sottolineato la necessità di nuovi investimenti per la resilienza di reti idriche e elettriche, oltre che per impianti per la chiusura del ciclo dei rifiuti, in particolare nel Mezzogiorno. La soluzione: un basket bond per facilitare l’accesso al mercato dei capitali.

 Il Presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro

Luca Dal Fabbro: l’importanza degli investimenti nel Mezzogiorno

“Gli eventi meteorologici estremi ci impongono di investire nella resilienza delle reti elettriche e idriche — ha evidenziato Luca dal Fabbro all’evento “Finanziare il futuro delle utilities” dello scorso 8 luglio a Milano — mentre la crescente digitalizzazione delle infrastrutture rende i sistemi più esposti ai rischi di attacchi informatici”. A seguito dei finanziamenti del PNRR, le utilities devono fronteggiare nuove sfide per rafforzare le proprie infrastrutture, per cui sono necessari nuovi investimenti. A questo si aggiunge il divario del Sud Italia per quanto riguarda il sistema impiantistico per i rifiuti. Nonostante “l'Italia rappresenti un'eccellenza nel recupero e nel riciclo — ha sottolineato Il Presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbronel Mezzogiorno mancano ancora impianti di termovalorizzazione”. Una soluzione proposta dal Presidente coinvolge direttamente il contributo della finanza.

Luca Dal Fabbro: il basket bond per facilitare l’accesso ai capitali delle utility 

“Per affrontare queste sfide sono necessari investimenti per circa 20 miliardi di euro e la finanza può svolgere un ruolo determinante — ha ribadito Luca Dal FabbroCome Utilitalia stiamo lavorando a un basket bond, cioè a un modello che consenta a più imprese di aggregarsi, realizzare un'emissione obbligazionaria congiunta e inserirla in un basket di bond”. Tramite questo strumento sarebbe possibile diminuire i costi di finanziamento e semplificare l’ingresso al mercato dei capitali di quelle realtà più piccole, potendo contare sul supporto di garanzie da parte di istituzioni quali SACE, Gruppo assicurativo-finanziario italiano controllato dal MEF, della Banca Europea per gli Investimenti e di Cassa Depositi e Prestiti. Luca Dal Fabbro: “Abbiamo già presentato il progetto nel corso della nostra Assemblea e stiamo lavorando al lancio di un caso pilota”.

Teva Italia: ricerca e farmaci equivalenti per un sistema sanitario più sostenibile

L’accessibilità al sistema sanitario nazionale al centro del convegno “Il futuro della salute: accesso, sostenibilità e innovazione per il sistema”, a cui ha preso parte Teva Italia. Al centro dell’intervento, i dati sulla scarsa penetrazione dei farmaci equivalenti in Italia in rapporto alla media europea.

Teva Italia

Teva Italia: farmaci equivalenti ancora poco diffusi in Italia, serve una maggiore cultura sul tema

“Il futuro della salute: accesso, sostenibilità e innovazione per il sistema” è il titolo del convegno a cui ha partecipato Teva Italia lo scorso 18 giugno, che ha riunito istituzioni, associazioni di pazienti e clinici per discutere sull’accessibilità alle cure del sistema sanitario nazionale. L’azienda leader nel settore dei farmaci equivalenti ha riportato alcuni dati sulla penetrazione di questo tipo di farmaci in Italia: nonostante aumentino le persone affette da patologie croniche, gli equivalenti rappresentano solo il 9% del mercato farmaceutico del Paese, stando alle elaborazioni TEHA su dati OCSE, rispetto al 54% del Regno Unito e al 30% della Francia. Questa scarsa penetrazione, in Italia, si traduce in un aggravio di costi per i cittadini: circa 1,1 miliardi di euro sborsati ogni anno per coprire il differenziale di costo dei farmaci di marca (ex-originator) rispetto a quelli equivalenti. Serve quindi promuovere una maggiore cultura sul tema sia verso i pazienti che verso gli operatori sanitari, considerando che un maggior utilizzo degli equivalenti potrebbe garantire un maggior accesso alle cure soprattutto ai malati cronici e a quelli con basso reddito.

Teva Italia: ricerca, innovazione e farmaci equivalenti per un sistema sanitario più sostenibile

I farmaci equivalenti non rappresentano soltanto uno strumento di efficienza – ha sottolineato l’AD di Teva Italia Umberto Comberiati, intervenuto nel corso dell’evento – sono una componente strutturale del sistema salute, capace di sostenere la gestione delle cronicità, ridurre le barriere di accesso e liberare risorse da reinvestire nell’innovazione e nei servizi”. Solo nel triennio 2022-2025, infatti, l’azienda ha investito circa 3 milioni di euro in ricerca e sviluppo, negli ambiti delle neuroscienze, emicrania, schizofrenia, atrofia multisistemica e immunologia, con programmi su asma, vitiligine e malattie infiammatorie croniche intestinali. “Per noi accesso e innovazione non sono dimensioni alternative – ha specificato l’AD di Teva Italia – ma due leve complementari attraverso cui contribuire in modo sostenibile all’evoluzione del sistema salute”.

La strategica linea di difesa dell’avv. Alessandro Viglione per un AD accusato di frode fiscale

L'avvocato penalista Alessandro Viglione, partner dello Studio Legale Lauri Viglione, ha ottenuto l’assoluzione con formula piena per l’AD di una società di idrocarburi a Milano in un importante processo del 2024. Grazie alla sua linea di difesa ha tutelato anche la posizione e la reputazione del manager.

Alessandro Viglione

Alessandro Viglione: il successo in un rilevante processo del 2024

Nel giugno del 2024 l’avvocato penalista Alessandro Viglione ha avuto un ruolo chiave nella difesa dell’AD di un’importante società attiva nel settore degli idrocarburi. Contando sulla sua esperienza nella gestione di contenziosi complessi e sulle competenze maturate nell’arco della sua carriera, il partner dello Studio Legale Lauri Viglione, con il supporto degli avvocati Ciro De Vincenzo e Corrado Ferriani, è riuscito a ottenere l’assoluzione del manager. Il caso, relativo a un’accusa contestata dalla Procura di Milano su una presunta frode fiscale e in particolare su evasione dell’IVA tramite l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti su più annualità, si è concluso con l’assoluzione con formula piena dell’AD poiché il fatto non sussisteva. Il contributo di Alessandro Viglione si è quindi rivelato fondamentale nel delineare una linea difensiva solida ed efficace, in grado di smontare l’accusa e tutelare sia la posizione giuridica che l’integrazione reputazionale del manager.

Il profilo dell’avvocato Alessandro Viglione

Specializzato in diritto penale, l’avvocato Alessandro Viglione, partner dello Studio Legale Lauri Viglione, offre servizi legali sia in ambito processuale che stragiudiziale. Tra le sue aree di intervento rientra anche l’assistenza per mitigare gli impatti reputazionali derivanti dai procedimenti penali. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha perfezionato gli studi con un Master di Secondo Livello in Diritto Penale d’Impresa nello stesso ateneo. Dopo aver ottenuto l’abilitazione all’attività di avvocatura al patrocinio dinanzi alle Giurisdizioni Superiori, Alessandro Viglione ha deciso di indirizzare la sua carriera da avvocato verso le aree di diritto penale dell’economia, diritto penale tributario, diritto penale dei mercati finanziari, reati fallimentari, diritto penale bancario e societario, infortuni sul lavoro, diritto penale ambientale e responsabilità amministrativa dell’ente e alla compliance ex d.lgs. n. 231/2001. Autore di pubblicazioni in materia di diritto penale dell’economia, è membro dell’Organismo di Vigilanza di primarie società ed enti.

Alessandro Fabbroni: Sesa, lanciato un Piano Welfare da 4,5 milioni per i dipendenti

Sesa presenta il Piano Welfare 2026-2027 dedicato al personale del Gruppo con iniziative su salute, sport, genitorialità, inclusione e benessere. Il CEO Alessandro Fabbroni: “Nasce dall’ascolto dei bisogni delle nostre persone”.

Alessandro Fabbroni

Sesa, nuovo Piano Welfare da 4,5 milioni sotto la guida di Alessandro Fabbroni

Un nuovo Piano Welfare da circa 4,5 milioni per le 6.700 persone che lavorano nelle diverse aree – Technology, Digital Platform e Vertical Application – del Gruppo Sesa. Il programma, sviluppato insieme a Fondazione Sesa, amplia le misure di welfare aziendale con interventi articolati in cinque aree: salute, sport, genitorialità, inclusione e miglioramento del benessere. Tra le novità introdotte c’è l’incremento dei “Flexible Benefits” da utilizzare per servizi dedicati a viaggi, istruzione, cultura, sport e tempo libero. Confermati, invece, il “Pacchetto Salute”, il “Microcredito Aziendale”, il sostegno alla mobilità abitativa e lo sportello psicologico. Debutta, inoltre, una nuova area dedicata alle convenzioni aziendali, che punta ad ampliare l’accesso a servizi e agevolazioni per i collaboratori e le collaboratrici della realtà guidata da Alessandro Fabbroni, che al 30 aprile 2025 ha registrato ricavi consolidati pari a 3,357 miliardi di euro ed è quotata sul segmento Euronext STAR di Borsa Italiana.

Alessandro Fabbroni: Sesa accompagna la crescita professionale e personale dei collaboratori e delle collaboratrici

Nell’ambito della work-life balance, proseguono i programmi dedicati al benessere fisico e mentale, comprensivi di iniziative incentrate sull’attività sportiva, la nutrizione e il wellbeing. Trovano conferma nel Piano Welfare 2026-2027 lo Sportello Nutrizionale, il contributo Welfare Sport e i permessi per il volontariato sociale. Spazio anche alle misure pensate per supportare la genitorialità: ampliato l’accesso a iniziative rivolte ai figli dei dipendenti come servizi di baby-sitting, asili nido, contributi per l’acquisto di libri scolastici, per i centri estivi e per le vacanze studio. A sostegno della natalità, Sesa ha previsto un contribuito economico in occasione della nascita dei figli. Sostegni, infine, per l’assistenza sanitaria e sociale di dipendenti e familiari con disabilità. Sul fronte dell’ambiente, gli interventi riguardano soprattutto la sfera della mobilità sostenibile, con contributi per il trasporto pubblico e la mobilità elettrica, i programmi di car sharing e bike sharing. “Il Piano Welfare nasce dall’ascolto dei bisogni delle nostre persone – ha commentato il CEO Alessandro Fabbronie conferma la volontà del Gruppo Sesa di accompagnarne la crescita professionale e personale, promuovendo salute, inclusione, benessere e qualità della vita”.

Samuele Frosio: come McFIT ha trasformato il fitness accessibile in Italia

Intervenuto nella rubrica “FitTalks” di “Forbes Italia”, Samuele Frosio ha parlato della nascita e dell’evoluzione di McFIT, brand di RSG Group che, insieme a Gold’Gym e John Reed, ha rivoluzionato il settore del fitness con la propria visione di palestra accessibile a tutti.

Samuele Frosio 

Samuele Frosio: McFIT, nascita e crescita del brand di fitness in Europa e in Italia

Samuele Frosio, Amministratore Unico di RSG Group Italia, è stato ospite della rubrica di “Forbes Italia” “FitTalks” lo scorso dicembre, per raccontare l’evoluzione che il Gruppo ha apportato nel settore del fitness attraverso i suoi tre brand. McFIT, in particolare, è nata come palestra per tutti, “per tutte le varie categorie. Una palestra semplice, però comunque accattivante e soprattutto tecnologicamente avanzata — ha sottolineato Samuele Frosio — In breve tempo è diventato un marchio europeo, quindi dalla Germania ha avuto un’espansione in tutta Europa e in particolar modo in Italia. La prima palestra è stata realizzata nel 2014 a Verona”. L’obiettivo del Gruppo in Italia è quello di riuscire ad arrivare a quota 100 palestre. 

Samuele Frosio: McFIT, Gold’s Gym e John Reed per innovare il fitness in Italia

Quello di RSG Group Italia è un modello che sta ridefinendo il settore, basato su un multi-brand con un approccio innovativo che unisce fitness, design e arte. “Il nostro obiettivo è riuscire a soddisfare le esigenze di tutte le persone. Per questo motivo abbiamo tre loghi distinti: Gold’s Gym è più un marchio per professionisti, atleti, per chi veramente ha la necessità di scolpire il proprio corpo. Invece, John Reed è una sorta di club, luogo di incontro, ma anche elemento culturale della città. McFIT è più un marchio per gli studenti, per ragazzi giovani”, ha sottolineato Samuele Frosio. Proprio con quest’ultimo brand, il Gruppo continua la sua crescita in Italia con l’inaugurazione di nuove palestre all’insegna dell’accessibilità e dell’inclusione sociale, come quelle di Secondigliano o di Mugnano.

Gruppo Riva: storia e leadership nella siderurgia italiana

Con più di 70 anni di attività e una specializzazione in prodotti lunghi di qualità realizzati con acciaierie ad arco elettrico, Gruppo Riva è il principale operatore siderurgico italiano e tra i primi in Europa. I valori portanti aziendali si riassumono in innovazione, qualità, sicurezza e sostenibilità ambientale.

Gruppo Riva, principale operatore siderurgico italiano

Gruppo Riva, dalle origini alla leadership internazionale

Nei suoi oltre 70 anni di attività, Gruppo Riva ha guadagnato una posizione di leadership, a livello internazionale, nel settore dell’acciaio, in particolare nel segmento di mercato dei prodotti lunghi di qualità, realizzati con acciaierie ad arco elettrico. Oggi primo operatore siderurgico italiano e tra i primi gruppi europei nell’ambito della siderurgia, vide la luce nel 1954 grazie all’intuito di Emilio Riva che, insieme al fratello Adriano, si rese conto delle enormi potenzialità di sviluppo che aveva il comparto siderurgico nell’Italia del dopoguerra e decise quindi di avviare un’azienda in questo settore. Con una strategia di crescita mirata e investimenti continui, l’azienda si è ingrandita, espandendosi anche negli altri mercati europei. Con capitale interamente privato, Gruppo Riva conta siti produttivi in Italia, Francia, Germania, Belgio, Spagna e Canada.

Gruppo Riva: innovazione, qualità e sostenibilità

Fin dalle sue origini, Gruppo Riva ha dato una spinta alla siderurgia italiana, introducendo innovazioni rivoluzionarie. La più significativa resta la colata continua curva che, dopo essere entrata per la prima volta in funzione il 2 giugno del 1964 nello stabilimento di Caronno Pertusella, ha cambiato per sempre gli standard del settore. Guidato da valori quali innovazione, qualità, sicurezza e sostenibilità ambientale, il Gruppo è in grado di realizzare prodotti di qualità che lo rendono il fornitore selezionato da quei comparti merceologici che esigono livelli particolarmente elevati come l’automotive, la meccanica e il movimento terra. Per migliorare costantemente i prodotti, i servizi e i processi, nonché la sicurezza negli stabilimenti e la compatibilità ambientale della produzione, Gruppo Riva realizza ogni anno un programma di investimenti incentrati anche sullo sviluppo di nuove tecnologie.

IA e rivoluzione digitale nel processo creativo: l’intervista a Manfredi Calabrò

Tecnologie emergenti e innovazione d'impresa: Daniela Mainini ha intervistato Manfredi Calabrò, componente del Comitato Strategico del Centro Studi Grande Milano, per comprendere gli scenari e gli effetti di questa rivoluzione digitale.

Manfredi Calabrò

Manfredi Calabrò: l’Intelligenza Artificiale come forza trasformativa

Con una carriera ventennale sviluppata tra Italia e Regno Unito, Manfredi Calabrò è un manager dalla consolidata esperienza nella guida di organizzazioni complesse nei settori della comunicazione strategica, della brand governance e della consulenza corporate. Nell’intervista condotta da Daniela Mainini del Centro Studi Grande Milano, ha provato a superare la definizione di Intelligenza Artificiale come semplice strumento di supporto. “È soprattutto una forza trasformativa che sta cambiando il modo in cui le idee vengono immaginate, sviluppate e portate sul mercato”. Particolarmente efficace nel rielaborare ciò che già esiste, è in grado di democratizzare la produzione di contenuti e accelerare la sperimentazione. Quando si parla di creatività, però, l’IA manca di quelle capacità tipicamente umane che servono a creare qualcosa di realmente originale. L’originalità resta, infatti, l’aspetto più importante di un processo creativo. “L’intuizione autentica nasce ancora dalla sensibilità umana, dalle competenze, dalla cultura e dalla capacità di immaginare quello che ancora non esiste”, ha evidenziato Manfredi Calabrò.

Manfredi Calabrò: il rischio dell’omologazione e il pensiero critico come vantaggio competitivo

Oltre a toccare i temi legati alla tutela della proprietà intellettuale, l’intervista mette in evidenza una minaccia meno visibile ma comunque pervasiva: il rischio dell’omologazione culturale. Gli algoritmi apprendono dal passato e suggeriscono quello che statisticamente funziona meglio. “Questo ne aumenta l'efficacia, ma potrebbe portare a contenuti, linguaggi e idee molto simili fra loro”, ha sottolineato Manfredi Calabrò. “Nelle industrie creative, però, il valore nasce proprio dall'eccezione, da un'intuizione inattesa, dalla capacità di rompere gli schemi. È per questo che credo che la sfida non sia come proteggere la creatività dall'Intelligenza Artificiale, ma evitare che l'Intelligenza Artificiale ci porti a pensare tutti nello stesso modo”. In questo scenario, il vero vantaggio competitivo per le aziende presto non sarà il solo accesso all’IA, ma piuttosto l’abilità delle persone di mantenere vive la visione, la cultura e la capacità di interpretare il cambiamento senza rinunciare al pensiero critico.

A Valentina Pellegrini la Mela d’Oro del Premio Marisa Bellisario

La Presidente e AD della Pellegrini S.p.A. Valentina Pellegrini ha ricevuto la Mela d’Oro nell’ambito della 38ª edizione del Premio Marisa Bellisario, nella categoria Imprenditoria.

Valentina Pellegrini

Valentina Pellegrini ricevuta al Quirinale e premiata al Colosseo

Il riconoscimento è promosso dalla Fondazione Marisa Bellisario che dal 1989 celebra le donne che, con visione e responsabilità, contribuiscono in modo concreto allo sviluppo economico e sociale del Paese. Il percorso di Valentina Pellegrini verso questo premio si è articolato in due momenti istituzionali di rilievo, che hanno preceduto la cerimonia ufficiale di consegna. Il 26 giugno la manager, insieme alle altre vincitrici, è stata ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presenza della Presidente della Fondazione Marisa Bellisario Lella Golfo. La cerimonia di premiazione si è poi tenuta il giorno successivo, il 27 giugno, nella cornice del Parco Archeologico del Colosseo. In questa occasione, il premio a Valentina Pellegrini è stato consegnato dalla Vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno.

Le parole di Valentina Pellegrini

Commentando il riconoscimento, Valentina Pellegrini ha dichiarato di vivere questo momento con profonda gratitudine e senso di responsabilità: “Ricevere la Mela d’Oro è per me uno stimolo a continuare a fare impresa con passione, coraggio e responsabilità, promuovendo una cultura d’impresa capace di riconoscere il merito, investire nelle persone, valorizzare l’innovazione e contribuire al futuro del nostro Paese”. L’imprenditrice ha ribadito il proprio impegno affinché la parità di genere non sia più un obiettivo ma una realtà compiuta. Il riconoscimento è stato accolto con orgoglio come testimonianza di una leadership femminile capace di fare impresa con coraggio e responsabilità, in continuità con un impegno che da oltre 60 anni mette al centro le persone che generano valore per l’azienda, le comunità e i territori in cui essa opera.

Flavio Cattaneo: Enel sostiene la formazione dei professionisti africani della transizione energetica

L’AD di Enel Flavio Cattaneo e il Coordinatore della Struttura per l’attuazione del Piano Mattei per l’Africa Fabrizio Saggio hanno siglato un protocollo d’intesa per consolidare il sostegno per la transizione energetica dei Paesi africani, puntando a formare giovani talenti locali che possano guidare lo sviluppo e il cambiamento energetico.

Flavio Cattaneo

Flavio Cattaneo: accordo per formare i professionisti africani della transizione energetica

Sotto la guida di Flavio Cattaneo, Enel ribadisce il proprio impegno nello sviluppo e nella transizione energetica dei Paesi africani. Nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa, infatti, il Gruppo ha siglato un protocollo d’intesa con il Coordinatore della Struttura per l’attuazione del Piano Mattei Fabrizio Saggio. I dettagli dell’operazione sono finalizzati alla crescita e formazione di professionisti in grado di attuare la transizione energetica e il cambiamento in questo ambito. L’accordo stipulato dall’AD Flavio Cattaneo punta a creare percorsi di formazione conformi ai bisogni del territorio, con particolare riguardo per le giovani generazioni, l’emancipazione femminile e l’accesso al mercato del lavoro. Con il suo contributo, Enel promuove la valorizzazione delle competenze locali dei Paesi africani, affinché giovani menti del territorio siano in grado di guidare lo sviluppo e il raggiungimento della transizione energetica.

Flavio Cattaneo: la crescita e lo sviluppo di Enel

Crescita e sviluppo verso la transizione energetica guidano costantemente le attività di Enel, come dimostrato dal Piano Strategico 2026-2028 presentato dall’AD Flavio Cattaneo lo scorso febbraio: 53 miliardi di euro di investimenti, 10 miliardi in più rispetto al Piano precedente. Nel dettaglio, 26 miliardi del nuovo Piano saranno utilizzati per il business integrato, di cui 20 miliardi per l’energia rinnovabile, incrementando la capacità rinnovabile di 1 GWh. I restanti 26 miliardi, invece, sono stati stanziati per lo sviluppo delle reti: il 55% del capitale sarà investito in Italia, mentre il resto distribuito tra America Latina e Iberia. Flavio Cattaneo ha specificato come al raggiungimento degli obiettivi seguirà una flessibilità finanziaria di 15 miliardi di euro, cifra investita in aree geografiche ad alto potenziale di crescita in Europa, USA, Canada, Australia e UK.

Alessandro Benetton: Edizione, radici italiane e visione internazionale

Il 2025 di Edizione, la lettera del Presidente Alessandro Benetton agli stakeholder: “La nostra radice italiana resta profonda, ma continuiamo a operare con una visione pienamente europea e internazionale”.

Alessandro Benetton

Il 2025 di Edizione: la vision di Alessandro Benetton

Le parole scelte da Alessandro Benetton per chiudere la lettera agli stakeholder che accompagna il bilancio 2025 di Edizione sintetizzano efficacemente la traiettoria di crescita intrapresa dal Gruppo negli ultimi anni: “La nostra radice italiana resta profonda, ma continuiamo a operare con una visione pienamente europea e internazionale”. Un passaggio che fotografa efficacemente il posizionamento sempre più globale del Gruppo e il percorso di trasformazione promosso da Benetton, fondato su innovazione, sviluppo e una visione strategica di lungo periodo. Francia, Brasile, Spagna e Cile: la dimensione internazionale rappresenta uno degli elementi distintivi della strategia delineata dall’imprenditore. L'acquisizione dell'autostrada A63 in Francia, le nuove concessioni in Sud America e il rafforzamento della presenza in Catalogna rientrano in una visione di lungo periodo che punta a consolidare il posizionamento del Gruppo nei principali mercati infrastrutturali: investimenti che privilegiano asset regolati, concessioni di lunga durata e Paesi caratterizzati da economie solide e sistemi valutari stabili. Una strategia che consente a Edizione di ridurre l'esposizione alla volatilità del ciclo economico, facendo leva sulla stabilità e sulla prevedibilità dei flussi generati dalle infrastrutture.

Alessandro Benetton: l’evoluzione di Edizione

Nel corso del 2025 abbiamo lavorato con determinazione, in tutte le nostre realtà, per dare vita a un Gruppo sempre più innovativo”: il riscontro a quanto scritto da Alessandro Benetton è nei numeri registrati da Edizione lo scorso anno. I 9,6 miliardi di euro di ricavi, i 5,9 miliardi di EBITDA, gli 1,8 miliardi di investimenti, in crescita del 25% rispetto all'anno precedente. Ma è soprattutto il Net Asset Value a evidenziare l’efficacia e la solidità del modello di crescita delineato da Benetton: 14,1 miliardi di euro, circa 2 miliardi in più rispetto a tre esercizi fa, con un rendimento medio dell’8% annuo. Edizione opera oggi in un contesto sempre più internazionale: attraverso le sue partecipate, il Gruppo è presente in oltre 100 Paesi, impiegando più di 100mila persone, con una presenza femminile del 50% e circa il 30% di under 30. Numeri che esprimono il valore della vision strategica di Alessandro Benetton, orientata su innovazione, crescita industriale e creazione di valore nel lungo periodo, che sono anche i pilastri della trasformazione di Edizione. Tra il 2022 e il 2025 l’imprenditore ha avviato un profondo processo di rinnovamento, con il ricambio dell'80% del management e il rinnovamento del 75% del perimetro delle attività, accompagnando l'evoluzione del Gruppo verso un modello sempre più internazionale e orientato alle infrastrutture e agli investimenti di lungo termine.

Enrico Vita a “Chapeau”: il percorso in Amplifon

In una puntata di “Chapeau”, il CEO di Amplifon Enrico Vita ha ripercorso l’evoluzione di Amplifon da piccolo progetto nato in un sottoscala milanese a leader mondiale nell’hearing care, raccontando poi del suo percorso verso i vertici dell’azienda: “Dopo aver saputo che sarei diventato CEO, ho portato mia moglie a cenare sul Lago di Como”.

Enrico Vita

La storia di Amplifon, oggi guidata da Enrico Vita

Le radici di Amplifon affondano nel secondo dopoguerra, precisamente nel 1950, quando l’ex ufficiale inglese Algernon Charles Holland fonda in un sottoscala di Milano un’attività con la mission di aiutare le persone che avevano subito danni all'udito a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Insieme alla moglie Anna Maria, Holland allestisce inizialmente un laboratorio viaggiante per la distribuzione di apparecchi acustici, un'iniziativa pionieristica da cui prenderanno vita i primi centri specializzati del marchio. L’impresa vive una crescita rapidissima. In poco tempo quella che era nata come una piccola attività familiare diventa una grande realtà internazionale. Dal 2015 sotto la guida del CEO Enrico Vita, Amplifon è oggi un colosso globale che opera in 26 Paesi con oltre 10.000 punti vendita e una rete di più di 20.000 collaboratori, mantenendo fermi i pilastri originari impressi dal fondatore: innovazione costante, ricerca e centralità del cliente.

Enrico Vita racconta a “Chapeau” come visse la notizia della nomina a CEO di Amplifon

Enrico Vita entra in Amplifon nel 2014 come Executive Vice President per la regione EMEA (Europa, Middle East e Africa). All’epoca il Gruppo contava su un fatturato di circa 800 milioni di euro. Era già quindi un’enorme realtà ma non quanto lo sarebbe diventata negli anni successivi sotto la sua guida. Nell’intervista rilasciata a “Chapeau”, Enrico Vita ha raccontato come durante i primi mesi abbia girato per i Paesi, conosciuto persone, cercato di capire come funzionasse l’azienda dall’interno. A fine ottobre 2015, a distanza di un solo anno dal suo ingresso, viene nominato Amministratore Delegato. Un percorso molto più veloce di quanto si aspettasse. Una notizia di questa portata rappresenta uno spartiacque profondo, di quelli capaci di ridefinire radicalmente non solo una traiettoria professionale ma l'esistenza stessa di una persona. Diventare il vertice di un Gruppo globale è il coronamento di anni di sacrifici, una di quelle soddisfazioni professionali che ripagano dell’impegno. Così, per celebrare il grande traguardo raggiunto, il manager decise di andare a cena la sera stessa con la moglie sulle sponde del Lago di Como.

DEAS, Stefania Ranzato: una difesa cyber efficace nasce dallo studio della logica di attacco

Con quasi il 10% degli attacchi informatici globali diretti contro l’Italia, la sola difesa non è più sufficiente per proteggere aziende e istituzioni. La strategia perseguita da Stefania Ranzato, alla guida di DEAS, valorizza la componente offensiva come strumento di comprensione anticipata delle minacce avanzate.

Stefania Ranzato

Stefania Ranzato: una difesa efficace nasce dalla comprensione della minaccia

“Per oltre un decennio la cybersicurezza è stata raccontata come una disciplina della difesa. Un approccio necessario, ma che oggi non è più sufficiente”, dice la fondatrice di DEAS, Stefania Ranzato. La sua azienda, specializzata in cybersicurezza avanzata e protezione delle infrastrutture critiche, basa l’attività proprio sulla simulazione degli attacchi in modo da individuare tempestivamente le criticità prima che queste possano trasformarsi in problemi reali. “La difesa più efficace – osserva la manager – non nasce dalla protezione delle infrastrutture, ma dalla capacità di comprendere come ragiona chi intende comprometterle”. Il vero vantaggio competitivo, dunque, “appartiene a chi capisce prima”. Un approccio che dovrebbe estendersi anche ai cittadini, imparando a riconoscere i rischi della rete e a saperli gestire, quindi adottando le buone prassi della cybersecurity, compreso l’utilizzo di password intelligenti, l’aggiornamento dei dispositivi e il riconoscimento di truffe via sms o mail. I target preferiti dagli hacker restano comunque le organizzazioni che custodiscono grandi quantità di dati o che gestiscono servizi essenziali, quindi le realtà che operano nella sanità, nei trasporti, nella pubblica amministrazione, le banche e le piattaforme digitali. Ne è un esempio il recente attacco a Trenitalia o le sempre più numerose intrusioni nei sistemi delle strutture sanitarie. 

Stefania Ranzato: il valore dell’analisi predittiva e la centralità del capitale umano

Oggi ad attaccare non sono più solo i tradizionali criminali informatici ma anche gli attori che operano secondo le logiche della competizione geopolitica. Per questo motivo, le agenzie di sicurezza occidentali sono passate dalla gestione dell’incidente all’analisi predittiva, spostando il focus sullo studio delle capacità avversarie attraverso discipline avanzate come l’Adversary Emulation, il Red Teaming e la mappatura delle TTP (Tactics, Techniques and Procedures) dei gruppi State-sponsored. La filosofia di DEAS è che la sicurezza non può poggiare soltanto sugli strumenti di protezione, ma deve partire dalla comprensione operativa e predittiva della minaccia. Ecco perché serve investire, oltre che nelle tecnologie, anche nelle persone. “Le capacità offensive, intese come capacità di comprendere l’offesa per neutralizzarla, non si trovano sugli scaffali – spiega Stefania Ranzato –. Si sviluppano attraverso ricerca, sperimentazione continua e confronto con problemi reali”. La ricerca e formazione di talenti italiani, dunque, rappresenta una priorità strategica: dal momento in cui il fattore decisivo è il capitale umano, la dipendenza da tecnologica da assetti o competenze esterne  rappresenta una vulnerabilità. “Formare, trattenere e valorizzare professionalità capaci di operare a questo livello significa, in ultima istanza, presidiare una porzione di autonomia nazionale”

“Historia”: il valore culturale dell’opera di Federico Motta Editore

Federico Motta Editore è un pilastro della divulgazione in Italia. Dalla pubblicazione dell'opera "Historia", curata da Umberto Eco e presentata al Quirinale, fino all'evoluzione digitale dell'Enciclopedia Motta: così la Casa Editrice ha democratizzato l'accesso alla cultura.

Federico Motta Editore

“Historia”: la grande enciclopedia di Federico Motta Editore curata da Umberto Eco

Nel 2007 uscivano i primi volumi della collana “Historia - La grande storia della civiltà europea”, un’opera di enorme valore culturale sia per la Casa Editrice che per l’intero mercato italiano delle enciclopedie. Realizzata sotto la direzione di Umberto Eco, questa prima uscita si articola in sette volumi, offrendo un’analisi approfondita di 500 anni di storia, dal Cinquecento al Novecento, attraverso saggi, cronologie e un ricco apparato iconografico. Al suo interno ci sono 1.300 saggi monografici e oltre 5.000 pagine in cui 400 autori di grande fama hanno riversato il proprio sapere. Ogni sezione si apre con una cronologia che serve a offrire una visione d’insieme dei principali eventi. L’introduzione accompagna il lettore tra le tematiche analizzate nei saggi, che sono corredati da un ampio repertorio illustrato. Il sistema di postille laterali crea, infine, una fitta rete di correlazioni tra le diverse sezioni dell’opera. Una copia è stata donata da Federico Motta Editore all’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al quale fu illustrata per la prima volta da Umberto Eco in persona.

Dalle edicole al digitale: l’evoluzione dell’enciclopedia con Federico Motta Editore

Il lancio di “Historia” ha preceduto di poco un altro evento di grande importanza per Federico Motta Editore che, nel 2009, ha festeggiato i suoi primi 80 anni di attività. L’anniversario è stato l’occasione per celebrare il successo di un modello editoriale basato sulla democratizzazione del sapere. A partire dagli anni Cinquanta, la Casa Editrice ha cominciato a diffondere la conoscenza nelle case degli italiani attraverso canali accessibili come le edicole: è da lì che circolarono le prime pagine dell’Enciclopedia Motta. Nel corso dei decenni l’Enciclopedia si è andata evolvendo grazie alle innovazioni tipografiche e tecnologiche introdotte da Federico Motta Editore, dalle celebri Tavole Transvision e il Sonobox fino all’Enciclopedia Multimediale Motta. L’immenso valore culturale generato dalla Casa Editrice dagli anni Cinquanta a oggi ha lasciato un’impronta indelebile nella società. Le sue opere hanno accompagnato generazioni di italiani, affermandosi come strumenti indispensabili per lo studio, l’approfondimento e la ricerca personale.

Al via l’impianto fotovoltaico di Assemini, Monica Iacono spiega i vantaggi dei PpA

Engie Italia e Heineken Italia hanno siglato un power Purchase Agreement (PpA) di 15 anni per il sito di Assemini. La CEO Monica Iacono ha evidenziato il valore strategico dell’opera, definendola un modello per favorire la resilienza energetica e la riduzione dell’impatto ambientale delle imprese.

Monica Iacono, CEO di Engie Italia

Monica Iacono: il valore di progetti come il nuovo impianto di Assemini

A giugno è entrato in funzione il parco fotovoltaico realizzato da Engie Italia nello storico birrificio Ichnusa di Assemini per Heineken Italia: più di 15.000 pannelli fotovoltaici, con una capacità installata di 8,6 MW su un’estensione di 137.000 metri quadrati, che produrranno circa 15 GWh all’anno, coprendo l’intero fabbisogno elettrico dello stabilimento. “La partnership con Heineken Italia rappresenta un esempio concreto di come accompagniamo i nostri clienti industriali nella transizione energetica, offrendo soluzioni che uniscono sostenibilità e competitività – commenta Monica Iacono, Chairwoman e CEO di Engie Italia –. Grazie a strumenti come i Ppa e a soluzioni on-site, siamo in grado di garantire alle aziende stabilità dei prezzi nel lungo periodo, con risparmi complessivi tra il 20% e il 25%. In Engie stiamo sviluppando iniziative come questa in tutta Italia, con l’obiettivo di raggiungere 200 MW di capacità installata entro il 2030”. L’impianto ha un grande valore per il sito produttivo poiché potrà contare su una fonte stabile, competitiva e a basse emissioni. Ma non solo. Progetti come questo, ha sottolineato la CEO di Engie Italia, accelerano la decarbonizzazione, rafforzano la resilienza energetica delle imprese e puntano sull’efficientamento riducendo i costi e massimizzando l’utilizzo delle risorse.

Monica Iacono: sostenibilità e competitività con i PpA

Engie Italia, sotto la guida di Monica Iacono, e Heineken Italia hanno sottoscritto un power Purchase Agreement della durata di 15 anni, a conferma della diffusione di un modello di partnership nato per accompagnare le imprese nella transizione energetica. Attraverso meccanismi di stabilizzazione come i PpA, le industrie e i produttori possono tutelarsi dalla volatilità del gas, beneficiando di condizioni economiche stabili nel medio-lungo periodo. L’impianto di Assemini segna una nuova tappa nell'evoluzione del birrificio Ichnusa, legandosi al piano di investimenti varato nel 2021, e rappresenta uno dei maggiori esempi di produzione rinnovabile on-site collegata a un impianto produttivo. Per ottimizzare le prestazioni del sito, Engie Italia e Heineken Italia stanno inoltre valutando l'adozione di sistemi di accumulo a batteria. L'introduzione dello storage consentirà di stoccare l'energia solare diurna per coprire i fabbisogni nelle ore di minore irraggiamento, massimizzando l'efficacia dell'autoconsumo industriale.

Giorgio Busnelli: 25 miliardi investiti e 19mila posti di lavoro creati da Amazon in Italia

In un’intervista rilasciata da Giorgio Busnelli a margine del Forum in Masseria, il manager di Amazon traccia il bilancio e le prospettive future della presenza del colosso dell'e-commerce in Italia, soffermandosi in particolare sullo sviluppo nel Mezzogiorno.

Giorgio Busnelli

Giorgio Busnelli: il ruolo di Amazon nel supporto alle PMI e all’export

Siamo in Italia da 15 anni, in cui abbiamo investito 25 miliardi di euro e creato 19.000 posti di lavoro a tempo indeterminato. Siamo presenti in 60 siti, tanti dei quali anche al sud dove, in particolare, abbiamo investito due miliardi di euro, creato 3.000 posti di lavoro e generato un indotto di 1,5 miliardi di euro”. Parla Giorgio Busnelli, Country Manager di Amazon Italia, in un’intervista rilasciata a margine della Summer Edition della sesta edizione del Forum in Masseria, rassegna economica e politica organizzata da Bruno Vespa e Comin & Partners, di cui è stato ospite. L’incontro, tenutosi a metà giugno in provincia di Taranto, è stato l’occasione per fare il punto sul ruolo dell’Europa nel supportare le imprese dei Paesi europei all’interno del nuovo scenario globale. Il manager di Amazon è intervenuto nell’ambito del panel “Industria, dati e capitale: la nuova architettura dello sviluppo”. Nell’intervista ha invece ribadito come il colosso dell’e-commerce stia supportando le imprese italiane e investendo nella formazione dei giovani sulle discipline STEM.

Giorgio Busnelli: PMI e formazione STEM, la strategia per il Mezzogiorno

La crescita di cui parla Giorgio Busnelli è sostenuta in modo significativo dalla collaborazione con il tessuto imprenditoriale locale. Ci sono infatti "migliaia di piccole e medie imprese del Sud" che utilizzano la piattaforma per digitalizzare la propria offerta e "portano i loro prodotti in tutto il mondo". Per consolidare questa rete è stato introdotto "un incentivo specifico per aiutare sempre nuove aziende a lavorare con noi". Parallelamente, l’azienda sta investendo molto nella formazione, in particolare nella formazione dei giovani sulle competenze STEM. L’obiettivo è “raggiungere 200.000 studenti formati entro la fine dell’anno, molti dei quali al sud”. Il piano d’azione per il Mezzogiorno include quattro borse di studio dedicate, la formazione di 300 insegnanti e di decine di migliaia di studenti. “Per noi l’Italia è un Paese centrale: è stato un Paese centrale e resta un Paese centrale”, ha dunque ribadito Giorgio Busnelli.

Sanità, la soluzione della Fondazione Don Gnocchi per anziani e malati cronici

Il “Metodo Don Gnocchi” si offre come soluzione per la gestione della cronicità in Italia. Con16 mila ricoveri all'anno, la Fondazione Don Carlo Gnocchi punta sulla presa in carico globale del paziente, superando l'attuale logica sanitaria basata solo sulla cura delle fasi acute.

Maria Cristina Messa, direttrice scientifica di Fondazione Don Carlo Gnocchi

Fondazione Don Gnocchi: tre parole d'ordine contro lo “tsunami” dell’invecchiamento

Prevenzione, cura, presa in carico”: per Maria Cristina Messa, direttrice scientifica della Fondazione Don Carlo Gnocchi, sono queste le tre parole d’ordine per far fronte allo “tsunami” delle 600mila persone che ogni anno entrano nella fascia di popolazione anziana. Secondo il White Paper su “Cronicità e non autosufficienza” di Sergio Harari, Presidente dell’Associazione Paripato, e Stefano Paleari, Presidente della Fondazione Anthem, una persona su quattro in Italia ha più di 65 anni e un milione e mezzo ne ha più di 85. Questo significa che gli over 65 continueranno a crescere a una velocità annua dell’uno per cento. Una situazione che, come ribadito durante l’incontro promosso da “Corriere Buone Notizie” in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi e dedicato appunto al “Metodo Don Gnocchi”, rischia di tradursi in un disastro se non affrontata per tempo e nelle modalità adeguate. Proprio l’ente del terzo settore istituito nel 1952 dal “padre dei mutilatini”, che oggi conta 16mila ricoveri e più di 357mila persone seguite, sembrerebbe aver trovato nel proprio metodo una soluzione da applicare su larga scala.

Il cambio di paradigma proposto dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi

L’essenza del metodo messo a punto dalla Fondazione Don Gnocchi poggia su un pilastro fondamentale: offrire un’assistenza continuativa direttamente sul territorio. Costruire un sistema fondato sulla presa in carico della persona nel suo insieme non è però cosa da poco, come sottolineato da Maria Cristina Messa, soprattutto “in un sistema strutturato per prestazioni che si occupano delle singole fasi acute, con pazienti costretti a saltare da un posto”. È difficile, ma non impossibile. In questo la tecnologia diventa un aiuto prezioso. La teleriabilitazione, ad esempio, ha consentito dal 2020 al 2025 circa 70mila trattamenti in nove regioni. Certo, un sistema digitale richiede delle piattaforme comuni in grado di comunicare tra di loro attraverso un alfabeto uniforme. “Finora siamo riusciti a farlo in sette regioni su nove”, ha evidenziato la Direttrice della Fondazione Don Gnocchi, “ma il lavoro continua”. Si tratta di un tema sicuramente complesso che chiama in causa la politica sanitaria, attualmente fondata su una strategia prevalentemente ospedaliera e “a spezzoni”, ma la sfida che abbiamo davanti della cronicità impone un cambio di paradigma che non può più essere rimandato.

Comtel: completa l'acquisizione di NovaNext e accelera l'integrazione nel Gruppo

Comtel persegue il consolidamento dei propri ricavi e il presidio dei servizi post-vendita con il completamento dell’acquisizione del restante 40% del capitale sociale di NovaNext, avviando un percorso industriale di fusione e integrazione con la società. L’operazione ha lo scopo di ottenere una struttura societaria più semplificata, rafforzando le sinergie operative e commerciali.

 Comtel

Comtel: completa l’acquisizione di NovaNext e accelera l’integrazione al Gruppo

Comtel, leader dell’integrazione di sistemi ICT, in collaborazione con Solving, ha finalizzato l’acquisto della partecipazione residua del capitale sociale di NovaNext, per proseguire nel progetto di fusione e incorporazione della società nel Gruppo. L’operazione, che afferisce al restante 40% della società per 1,24 milioni di euro, a seguito della rilevazione del 60% avvenuta nel febbraio 2025, è parte di un progetto industriale già cominciato, per completare l’integrazione di NovaNext in Comtel. A seguito del completamento della fusione, il Gruppo potrà contare su una struttura più semplificata, consolidare le sinergie operative e commerciali, valorizzando tutte le competenze sviluppate da NovaNext.

Comtel: il CdA approva l’acquisizione di A.T.S. e rinnova la governance del Gruppo.

Il completamento dell’acquisizione di NovaNext è stato approvato nella riunione del CdA di Comtel che si è svolta lo scorso 3 giugno, occasione in cui è stata convalidata un’altra operazione strategica. Per rafforzare i ricavi e il presidio dei servizi post-vendita e di assistenza tecnica, è stato sottoscritto un contratto vincolante l’acquisizione del 52% di A.T.S. Assistance Technical Service, società del settore dell’assistenza tecnica e della manutenzione di infrastrutture tecnologiche. La somma si aggira intorno ai 3,9 milioni di euro e la chiusura è prevista per il terzo trimestre del 2026. In aggiunta, nel corso del CdA, è stata ridefinita la nuova guidance di Comtel, con la nomina a Presidente del già Vicepresidente Carlo Nardello e l’assegnazione dell’incarico di nuovo CFO e Investor Relation Manager a Barbara Donadio.

Agostino Scornajenchi (Snam): superare le ideologie per la sicurezza energetica

Intervenuto al convegno “Mescoliamo l’energia”, l’Amministratore Delegato di Snam Agostino Scornajenchi ha invitato a rinunciare alle dispute ideologiche in favore di un approccio che metta al centro l’integrazione delle fonti, il pragmatismo e la sicurezza infrastrutturale.

Agostino Scornajenchi interviene a Mescoliamo l'energia

Agostino Scornajenchi: niente slogan o semplificazioni, va riconosciuta la complessità

Il dibattito sull’energia non può essere ridotto a una disputa ideologica. È questo il messaggio che Agostino Scornajenchi, AD di Snam, ha portato al convegno “Mescoliamo l’energia. Transizione energetica, crisi globale e opportunità per il settore” di Economy Group, tenutosi lo scorso 1° luglio nella sede di Confcommercio a Milano. “L’energia – ha sottolineato – non può essere affrontata attraverso slogan o semplificazioni, ma richiede il coraggio di riconoscerne la complessità. Una complessità che non riguarda solo gli aspetti tecnologici, ma anche quelli economici, geopolitici e infrastrutturali”. L’elettricità rappresenta solo una parte del fabbisogno energetico nazionale e il percorso di crescita delle rinnovabili è comunque chiamato a confrontarsi con vincoli tecnici che prescindono dalle scelte politiche e che hanno a che fare con il funzionamento stesso di reti e impianti. Le energie rinnovabili, pur continuando a rappresentare un pilastro della decarbonizzazione e destinate a crescere, sono per natura intermittenti e per questo rendono indispensabile il supporto di altre fonti per garantire continuità, flessibilità e stabilità della rete. Parlare quindi di sostituzione totale di una tecnologia a favore di un’altra, ha rimarcato Agostino Scornajenchi, significa ignorare il modo in cui funziona realmente il sistema energetico. Nel quadro attuale, il gas preserva il suo ruolo di primo piano poiché consente di modulare in modo rapido la produzione di energia, assicurando la resilienza del sistema anche quando sole e vento non bastano. Nessuna competizione tra tecnologie dovrebbe dunque esistere secondo l’AD di Snam, che preferisce parlare di “integrazione energetica”, intesa come un mix in cui ogni fonte contribuisce secondo le proprie caratteristiche.

Agostino Scornajenchi: il legame tra sicurezza energetica e geopolitica

Nel suo intervento, Agostino Scornajenchi si è soffermato sullo stretto legame tra energia e geopolitica emerso in particolare negli ultimi anni. Le dinamiche relative al gas, alle materie prime e alle rotte di approvvigionamento hanno infatti riacceso i riflettori sul tema della sicurezza energetica, facendo affiorare l’importanza delle infrastrutture e della logistica in quanto fattori strategici. Il manager ha evidenziato come le tensioni internazionali abbiano messo a nudo la fragilità della globalizzazione e, dato che le risorse energetiche restano cruciali per gli equilibri tra le superpotenze, l’Italia e l’Europa dovrebbero adottare una pianificazione coordinata, in grado di rafforzare l’autonomia e la resilienza del sistema. “L’Italia, come il resto d’Europa, dispone di una combinazione di risorse, infrastrutture e competenze che deve essere valorizzata attraverso una pianificazione coordinata e pragmatica”. Nel discorso di Agostino Scornajenchi è centrale, infine, pure il tema dell’innovazione. Dalle nuove tecnologie nucleari ai sistemi di accumulo: tutte le soluzioni possono contribuire, ma nessuna può rappresentare una risposta definitiva.

Pietro Labriola ai vertici della Survey Extel 2026 dedicata ai CEO delle telco

Secondo l’indagine Survey Extel 2026, l’AD e DG di TIM Pietro Labriola figura tra i migliori CEO del settore delle telecomunicazioni, posizionandosi al secondo posto nel ranking: a confermarlo le valutazioni di oltre 1.500 investitori istituzionali e analisti finanziari internazionali

 Pietro Labriola

Pietro Labriola: il posizionamento nella classifica Extel 2026

L’AD e DG di TIM Pietro Labriola ha scalato la classifica dei migliori CEO del settore telco, posizionandosi al secondo nella Survey Extel 2026, l’analisi annuale della società di ricerca indipendente Extel basata sulle valutazioni di circa 1.500 investitori istituzionali e analisti finanziari internazionali. Stando alle indagini, il manager si posizionerebbe al primo posto in Europa se considerato solo il perimetro degli analisti sell-side. Tra i CEO di tutte le società italiane quotate appartenenti a diversi settori, non solo delle telco, Pietro Labriola è al quarto posto. In questa valutazione, il mercato non ha potuto non tenere conto delle performance del Gruppo e “la generazione di cassa attesa porterà nel 2026 a un’ulteriore significativa riduzione del debito e della leva finanziaria — ha aggiunto l’AD e DG di TIM — Nel corso dell’esercizio continueremo a posizionarci come i protagonisti del panorama italiano sul fronte della sovranità digitale e dell’IA e a semplificare la struttura societaria del Gruppo”.

Pietro Labriola: le ragioni dell’arretratezza infrastrutturale del Paese

Oltre all’attività manageriale, Pietro Labriola è impegnato nel promuovere una visione del settore telco per accompagnare la trasformazione digitale del Paese. Uno dei punti deboli del sistema delle connessioni riguarda il middle mile, indicando un ritardo non dal punto di vista della disponibilità della fibra ottica, ma nelle infrastrutture intermedie di rete. Trasporto, interconnessione, peering, prossimità dei data center, localizzazione dei contenuti e qualità del Wi-Fi domestico sono gli aspetti che incidono direttamente su latenza, stabilità e affidabilità del servizio. Nel confronto con l’Europa la posizione dell’Italia non migliora, come sottolineato da Pietro Labriola: stando ai dati Ookla del primo trimestre dell’anno, tra i Paesi G7, l’Italia ha registrato un intervallo ampio tra il decimo e il novantesimo percentile della latenza. Le ragioni risiedono nell’arretratezza dell’intera filiera infrastrutturale, non solo di copertura della rete.

Terna migliora la rete elettrica della penisola sorrentina con il nuovo collegamento SVAL

Prosegue il piano di ammodernamento della rete elettrica campana sotto la guida di Terna, con la variante localizzativa per la penisola sorrentina approvata dal MASE per il collegamento a 150 kV Sorrento-Vico Equense-Agerola-Lettere (SVAL).

Terna

Il contributo di Terna per il miglioramento della rete elettrica della penisola sorrentina

L’opera di ammodernamento della rete elettrica per la penisola sorrentina prosegue, a seguito dell’approvazione da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica della modifica presentata da Terna per il tratto tra Piano di Sorrento e Vico Equense. La variante localizzativa prevede il collegamento a 150 kV Sorrento-Vico Equense-Agerola-Lettere (SVAL), realizzando la connessione tra la nuova stazione elettrica di Sorrento e le cabine preesistenti di Vico Equense, Agerola e Lettere. Lo scopo è garantire una maggiore efficienza e sostenibilità tecnica, migliorare l’inserimento paesaggistico e diminuire le interferenze. Saranno 35 i chilometri di nuovi elettrodotti, di cui 13,2 di cavo interrato, con il fine di creare un sistema elettrico locale più affidabile.

Terna: una rete elettrica più efficiente e sostenibile per la Campania

Quello che coinvolge la penisola sorrentina è un piano di ammodernamento della rete elettrica che Terna sta attuando: iniziato nel 2012 con l’accordo preventivo con la Regione e i Comuni interessati, ha visto nel 2023 l’apertura dei primi cantieri e, due anni dopo, l’entrata in esercizio del primo collegamento tra Agerola e Lettere. Il nuovo progetto prevede la demolizione di circa 60 chilometri di elettrodotti e la rimozione di 160 sostegni, con lo scopo di ridurre le perdite di energia, risparmiando circa 8.000 tonnellate di CO2 annuali. Il contributo di Terna per il miglioramento della rete elettrica campana ha visto già l’intervento a Capri, con lavori tra il 2017 e il 2020 che hanno connesso l’isola con la terra ferma e con la rete elettrica nazionale, attraverso due cavi sottomarini con una capacità totale di 160 MW.

Sostenibilità: Vitali Spa entra nella classifica de “Il Sole 24 Ore”

Vitali Spa è stata inclusa nella classifica “Leader della Sostenibilità 2026”, elaborata da “Il Sole 24 Ore” in collaborazione con l’istituto di ricerca tedesco Statista. L’iniziativa ha l’obiettivo di individuare le aziende italiane che si distinguono per sostenibilità e trasparenza nella rendicontazione ESG.

Vitali Spa

Il percorso ESG di Vitali Spa

Il risultato ottenuto da Vitali Spa rappresenta l’esito di un percorso costruito nel tempo. La classifica è stata redatta analizzando oltre 5.000 aziende italiane, valutate attraverso 35 indicatori legati alle tre dimensioni: ambientale, sociale e di governance. Da questa analisi sono state selezionate 240 realtà in grado di unire crescita economica, innovazione e creazione di valore condiviso. Per Vitali Spa, il riconoscimento è frutto di un consolidamento progressivo del proprio impegno ESG: la rendicontazione non finanziaria è entrata a far parte dei processi decisionali dell’azienda, gli strumenti utilizzati per misurarla si sono affinati nel tempo, e il Bilancio di Sostenibilità, arrivato nel 2025 alla seconda edizione, è diventato un riferimento stabile per la governance e la pianificazione strategica. Un momento chiave in questo percorso è stata la trasformazione in Società Benefit, una scelta che ha reso ufficiale l’impegno del Gruppo nella creazione di valore condiviso per persone, comunità e ambiente. Parallelamente, l’azienda ha continuato a investire sul capitale umano, inserendo nuove competenze e rafforzando le proprie politiche organizzative.

I progetti in ambito ESG di Vitali Spa

Il riconoscimento assegnato a Vitali Spa si accompagna a un insieme di iniziative strategiche che spaziano su più settori, unite da un comune orientamento verso la sostenibilità. Nell’ambito della mobilità, l’azienda sta sviluppando il sistema e-BRT e prende parte alla riqualificazione della stazione ferroviaria di Bergamo. Sul fronte energetico, il Gruppo ha in corso una pipeline che supera i 500 MW di impianti fotovoltaici, insieme a progetti dedicati all’idrogeno verde e a investimenti nel settore digitale e nei data center. Per quanto riguarda la rigenerazione urbana, Vitali Spa è coinvolta in interventi di portata nazionale come Bergamo Porta Sud e il progetto Hennebique nel Porto Antico di Genova. Sono questi gli ambiti attraverso cui l’azienda trasforma concretamente la propria strategia ESG in azioni capaci di generare valore sia per l’impresa che per i territori in cui è presente.

Crossmedialità e innovazione: Pier Silvio Berlusconi guida la crescita di MFE

MFE - MEDIAFOREUROPE rafforza la propria posizione di leader grazie alla vision strategica del Chairman e Group CEO Pier Silvio Berlusconi. Il piano di crescita è basato su un modello crossmediale paneuropeo, capace di rispondere alle sfide globali attraverso tre pilastri fondamentali: innovazione tecnologica, qualità editoriale e valorizzazione del capitale umano.

Il Chairman e Group CEO Pier Silvio Berlusconi

Pier Silvio Berlusconi: MFE conferma grande capacità di raccolta pubblicitaria

Coerentemente con la strategia tracciata da Pier Silvio Berlusconi, MFE - MEDIAFOREUROPE continua a distinguersi come Gruppo media dalla dimensione autenticamente internazionale. Unica realtà italiana in grado di affermarsi a tali livelli nel settore, MFE rappresenta un’avanguardia in quanto a innovazione e tecnologie applicate ai media e alla comunicazione, con un ruolo sempre più centrale in Europa. Tema che Pier Silvio Berlusconi ha evidenziato a più riprese, anche in occasione di interviste, trasferte professionali ed eventi. Tra questi il recente incontro a Milano, insieme ai vertici di MFE Advertising, con i protagonisti del mercato e dell’economia italiana: 200 gli ospiti tra imprenditori e manager, con un volume di investimenti pubblicitari complessivi che si attesta a circa 800 milioni di euro. MFE - MEDIAFOREUROPE conferma così la propria capacità di attrarre quote crescenti di investimenti pubblicitari, persino in contesti macroeconomici complessi, a testimonianza della solidità della strategia e del network.

MFE: il modello integrato di Pier Silvio Berlusconi

Nel progetto avviato e guidato da Pier Silvio Berlusconi per MFE spicca la centralità del sistema crossmediale insieme a innovazione tecnologica, qualità nelle scelte editoriali e valorizzazione delle risorse umane. Tale ecosistema contraddistingue MFE in ambito nazionale ed europeo, nella consapevolezza che per fronteggiare i giganti globali del web è necessario guardare con lungimiranza verso un network integrato: un’iniziativa che il Chairman e Group CEO sta portando avanti costituendo un vero e proprio punto di riferimento per il settore. La differenza tracciata da Pier Silvio Berlusconi è anche quella di riuscire ad andare controcorrente quando necessario, promuovendo sinergie innovative e interconnesse. Lo ha ribadito anche Stefano Sala, CEO di MFE Advertising, sottolineando la capacità del Gruppo di distinguersi rispetto al resto della comunicazione a livello internazionale. In questo, la qualità dell’offerta rimane un punto fermo per MFE, consentendo di intercettare le preferenze del pubblico e, parallelamente, tutelare le specificità culturali nei vari Paesi in cui il Gruppo opera.

Le Fonti Awards, trionfo a Palazzo Mezzanotte per Banca Generali e Gian Maria Mossa

Gian Maria Mossa, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca Generali, è stato insignito del premio “CEO dell’Anno” alla XVI edizione dei Le Fonti Awards a Milano. L'evento ha sancito il successo dell'Istituto, che ha ottenuto ben tre riconoscimenti.

Gian Maria Mossa (a sinistra)

Banca Generali e il CEO Gian Maria Mossa premiati ai Le Fonti Awards 2026

Lo scorso 25 giugno a Milano, presso la sede della Borsa Italiana a Palazzo Mezzanotte, ha avuto luogo la XVI edizione dei Le Fonti Awards, uno dei più prestigiosi eventi internazionali dedicati all’eccellenza nei settori economico, finanziario e legale. Tra i protagonisti dell’evento Banca Generali, che ha ottenuto ben tre riconoscimenti. Durante l’evento a Gian Maria Mossa, Amministratore Delegato di Banca Generali, è stato consegnato il premio “CEO dell’Anno”. Anche Carmelo Reale, General Counsel di Banca Generali, è stato premiato come “General Counsel dell’Anno”. All’Istituto di credito leader nella pianificazione finanziaria e nella tutela patrimoniale dei clienti è stato inoltre assegnato il riconoscimento “Eccellenza dell’Anno per Innovazione e Leadership nell’Insurebanking”, destinato alle realtà che si distinguono per il contributo dato all’innovazione e allo sviluppo del settore. La serata si è conclusa con un gala dinner di networking volto a favorire le connessioni professionali e a rafforzare le relazioni strategiche tra i principali attori del mercato globale.

Banca Generali e Gian Maria Mossa: i profili

Banca Generali è una banca private specializzata nella pianificazione finanziaria, nella tutela dei patrimoni e nella consulenza di alto livello. L’Istituto offre servizi che vanno dagli investimenti alla gestione del risparmio, dalla pianificazione successoria alle soluzioni assicurative e previdenziali, fino ai servizi fiduciari e di wealth management. Negli ultimi anni la Banca si è focalizzata molto sullo sviluppo di strumenti digitali e sull’integrazione tra consulenza finanziaria e servizi assicurativi. Da marzo 2017 è guidata dall’Amministratore Delegato e Direttore Generale Gian Maria Mossa. Laureato in Economia e Commercio, ha avviato la carriera nel Gruppo RAS, dove ha maturato esperienza nelle aree commerciale, marketing e del risk management. È approdato in Banca Generali nel 2013 in qualità di Condirettore Generale, dopo aver ricoperto incarichi di crescente responsabilità fino ad assumere il ruolo di Responsabile della Direzione Marketing, Sviluppo Commerciale e Private all’interno di Banca Fideuram. Da maggio 2026 è inoltre Presidente di Assoreti.

Gianluca Bufo (Iren): rinnovabili, reti e accumulo al centro della transizione

Gianluca Bufo, Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo Iren, è intervenuto sul tema dell’energia in un momento storico definito da forti accelerazioni.

Gianluca Bufo

Gianluca Bufo: la pianificazione degli investimenti

A margine della conferenza “Umanizzare il trilemma dell’energia”, tenutasi alla Camera dei Deputati lo scorso marzo e organizzata da Oliver Wyman e Wec Italia, Gianluca Bufo ha descritto lo scenario come segnato da “grandissime accelerazioni”, in cui si intrecciano trend globali, digitalizzazione e tensioni geopolitiche, dentro un contesto competitivo e normativo in continua trasformazione. Secondo il manager, in questo scenario complesso diventa essenziale “programmare, pianificare e dibattere i giusti investimenti per il Paese” per riuscire a guidare le trasformazioni in corso. Il Gruppo Iren è coinvolto su molteplici fronti della transizione energetica, dallo sviluppo delle fonti rinnovabili fino alla flessibilità necessaria ad accompagnare la decarbonizzazione delle infrastrutture. Questo percorso, ha precisato Gianluca Bufo, non riguarda soltanto la produzione di energia, ma coinvolge anche le reti e i sistemi di accumulo, in un contesto in cui la domanda finale è in costante mutamento.

Gianluca Bufo: data center e nuove tecnologie

Un tema specifico affrontato da Gianluca Bufo è quello dei data center, settore che potrebbe generare in Italia un incremento della domanda di energia elettrica simile a quanto già osservato negli Stati Uniti. Da questa prospettiva nasce l’esigenza di investire nelle reti e nella decarbonizzazione, affiancando questo sforzo all’adozione di tecnologie avanzate come l’Intelligenza Artificiale, capaci di offrire ulteriore flessibilità e slancio al sistema. Riguardo ai breakthrough tecnologici, “gli scenari possono divaricarsi tra fortissime spinte immediate e sviluppi più graduali nel tempo – ha concluso l’AD e DG di Iren – Vedremo quale sarà il percorso, noi faremo la nostra parte”.

Serenissima Ristorazione anticipa gli obblighi ESG con il Report di Sostenibilità

Serenissima Ristorazione ha pubblicato lo scorso febbraio il suo primo Report di Sostenibilità, redatto secondo i criteri della Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), la direttiva europea che stabilisce standard comuni per la rendicontazione ESG.

Serenissima Ristorazione

L’impronta ambientale di Serenissima Ristorazione

L’azienda ha deciso di anticipare volontariamente gli obblighi normativi, calcolando sia l’impatto della sostenibilità sui propri risultati economici sia gli effetti delle proprie attività sull’ambiente e sulle persone. Il percorso ha coinvolto le 14 società del Gruppo, comprese la capogruppo e le controllate in Spagna e Polonia. Con un fatturato 2025 di oltre 650 milioni di euro, più di 11mila collaboratori e collaboratrici e circa 50 milioni di pasti serviti ogni anno, Serenissima Ristorazione si presenta come una realtà di primo piano nel settore della ristorazione collettiva, ora impegnata anche in un percorso strutturato di trasparenza ambientale e sociale. La misurazione della Carbon Footprint di Organizzazione è stata un passaggio centrale del lavoro di rendicontazione condotto dall’azienda. I dati mostrano che le emissioni dirette (Scope 1) e quelle legate all’energia acquistata (Scope 2) incidono per circa l’8% su un totale di 240.107 tonnellate di CO2 equivalente, segno che l’attività diretta di produzione dei pasti ha un peso ambientale limitato. La parte più rilevante riguarda invece le emissioni Scope 3, legate alla filiera, che pesano per circa il 92% del totale e comprendono i fornitori di materie prime, la logistica e la gestione dei rifiuti. Per intervenire su questo fronte, Serenissima Ristorazione ha avviato il coinvolgimento sistematico dei fornitori, con piani di audit per i partner più critici, l’incentivo a condividere dati ambientali, la preferenza per imballaggi riciclabili o riciclati, l’acquisto di prodotti multi-porzione quando possibile e la valorizzazione dei fornitori locali. Sul fronte energetico, l’azienda si è data l’obiettivo di ridurre i consumi del 5%, pari a circa 2.600 MWh su un totale di 52.000 MWh, un risparmio equivalente al consumo annuo di quasi 1.000 famiglie italiane.

Persone e governance in Serenissima Ristorazione

Accanto alla dimensione ambientale, il Report di Serenissima Ristorazione dedica ampio spazio alla componente sociale e di governance. La presenza femminile è particolarmente significativa: le donne rappresentano il 73,4% del personale della capogruppo e il 43% dell’alta dirigenza, un equilibrio riconosciuto dalla certificazione UNI/PdR 125:2022 per la Parità di Genere. Tra gli impegni dichiarati figurano un’analisi annuale delle retribuzioni per genere, azioni per ridurre i divari salariali nei ruoli dirigenziali e indicatori per assicurare che crescita professionale e compensi si basino sulle competenze. Solo nella capogruppo sono state erogate circa 50mila ore di formazione nel 2024. Sul piano della governance, dal 2025 Serenissima Ristorazione ha istituito un Comitato ESG, guidato dal Vicepresidente Tommaso Putin, con il compito di integrare sistematicamente gli obiettivi ambientali e sociali nelle decisioni aziendali e di avviare un processo di qualifica ESG dei fornitori per ridurre i rischi lungo la filiera.

Tecnicaer Engineering: al G19+2 Sanità focus sull’IA per l’efficienza ospedaliera

Tecnicaer Engineering, in occasione dell’evento G19+2 Sanità - Regioni a confronto, ha illustrato il proprio modello di progettazione integrata ospedaliera incentrato sull’IA, il cui utilizzo diventa cruciale per efficientare non solo il lato architettonico e impiantistico, ma anche quello manageriale relativo alla riduzione dei costi.

 Tecnicaer Engineering

Tecnicaer Engineering: l’IA nella progettazione sanitaria al G19+2 Sanità

Tecnicaer Engineering ha preso parte all’evento G19+2 Sanità - Regioni a confronto, con dibattito tra istituzioni, imprese e cittadini sul futuro del Servizio Santario Nazionale, portando il proprio modello di progettazione integrata incentrato sull’IA. “Abbiamo voluto portare la nostra visione legata alla progettazione — ha dichiarato il Direttore Settore Impianti ed Energia di Tecnicaer Engineering Nicolò Fabiani a “TG Retesette” — una progettazione che non può prescindere ormai dall’Intelligenza Artificiale per garantire dei progetti sartorializzati, cuciti su quelle che sono le esigenze di diversi ospedali. Ogni nosocomio ha le sue specificità, ha le sue necessità, ha i suoi requisiti sanitari da rispettare”. L’IA è un’innovazione cruciale per la progettazione, non solo dal punto di vista architettonico e impiantistico, ma anche organizzativo e manageriale.

Tecnicaer Engineering: l’IA per una progettazione manageriale e non solo architettonica e impiantistica

All’interno dell’ambito ospedaliero, ogni struttura presenta i propri requisiti sanitari e le proprie necessità, motivo per cui ogni progetto deve essere cucito su specifiche richieste ed esigenze. “L’intelligenza Artificiale — secondo Tecnicaer Engineeringci permette di arrivare a definire queste esigenze in tempi estremamente celeri, andare a definire delle soluzioni con architettura generativa che vanno a ottimizzare tutta una serie di fattori, tra cui il tempo equivalente non clinico utilizzato dagli operatori sanitari”. Tale approccio genera dei vantaggi e dei benefici non solo dal punto di vista architettonico, ma anche manageriale, poiché quei costi che l’azienda ospedaliera risparmia possono essere investiti per alte attività. “È un approccio che riteniamo fondamentale in Tecnicaer Engineering per portare avanti veramente una progettazione che sia una progettazione manageriale e non solo architettonica e impiantistica”, ha ribadito Nicolò Fabiani.

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