Il “Metodo Don Gnocchi” si offre come soluzione per la gestione della cronicità in Italia. Con16 mila ricoveri all'anno, la Fondazione Don Carlo Gnocchi punta sulla presa in carico globale del paziente, superando l'attuale logica sanitaria basata solo sulla cura delle fasi acute.
Fondazione Don Gnocchi: tre parole d'ordine contro lo “tsunami” dell’invecchiamento
“Prevenzione, cura, presa in carico”: per Maria Cristina Messa, direttrice scientifica della Fondazione Don Carlo Gnocchi, sono queste le tre parole d’ordine per far fronte allo “tsunami” delle 600mila persone che ogni anno entrano nella fascia di popolazione anziana. Secondo il White Paper su “Cronicità e non autosufficienza” di Sergio Harari, Presidente dell’Associazione Paripato, e Stefano Paleari, Presidente della Fondazione Anthem, una persona su quattro in Italia ha più di 65 anni e un milione e mezzo ne ha più di 85. Questo significa che gli over 65 continueranno a crescere a una velocità annua dell’uno per cento. Una situazione che, come ribadito durante l’incontro promosso da “Corriere Buone Notizie” in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi e dedicato appunto al “Metodo Don Gnocchi”, rischia di tradursi in un disastro se non affrontata per tempo e nelle modalità adeguate. Proprio l’ente del terzo settore istituito nel 1952 dal “padre dei mutilatini”, che oggi conta 16mila ricoveri e più di 357mila persone seguite, sembrerebbe aver trovato nel proprio metodo una soluzione da applicare su larga scala.
Il cambio di paradigma proposto dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi
L’essenza del metodo messo a punto dalla Fondazione Don Gnocchi poggia su un pilastro fondamentale: offrire un’assistenza continuativa direttamente sul territorio. Costruire un sistema fondato sulla presa in carico della persona nel suo insieme non è però cosa da poco, come sottolineato da Maria Cristina Messa, soprattutto “in un sistema strutturato per prestazioni che si occupano delle singole fasi acute, con pazienti costretti a saltare da un posto”. È difficile, ma non impossibile. In questo la tecnologia diventa un aiuto prezioso. La teleriabilitazione, ad esempio, ha consentito dal 2020 al 2025 circa 70mila trattamenti in nove regioni. Certo, un sistema digitale richiede delle piattaforme comuni in grado di comunicare tra di loro attraverso un alfabeto uniforme. “Finora siamo riusciti a farlo in sette regioni su nove”, ha evidenziato la Direttrice della Fondazione Don Gnocchi, “ma il lavoro continua”. Si tratta di un tema sicuramente complesso che chiama in causa la politica sanitaria, attualmente fondata su una strategia prevalentemente ospedaliera e “a spezzoni”, ma la sfida che abbiamo davanti della cronicità impone un cambio di paradigma che non può più essere rimandato.
