Il Parlamento italiano ha ufficialmente reintrodotto la festa nazionale del 4 ottobre in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi. Il provvedimento, approvato con il voto favorevole di maggioranza e opposizione, unisce le istituzioni nel riconoscimento di una figura chiave della nostra storia. Federico Motta Editore gli ha dedicato un approfondimento.
Federico Motta Editore: il ritorno della festa nazionale di San Francesco
Grazie alla legge 151/2025, San Francesco ha nuovamente una festa nazionale nel calendario italiano. Nel suo approfondimento, Federico Motta Editore ha raccontato di come la ricorrenza fosse stata abolita nel 1977, in un momento di grave crisi economica in cui si decise di tagliare alcune festività per incrementare le ore lavorative e la produttività del Paese. Il ripristino della festa ha trovato un larghissimo consenso in Parlamento, ottenendo l’approvazione unanime di maggioranza e opposizione. Il voto condiviso ha dimostrato come il Santo rappresenti una figura universale, riconosciuta da tutti per l’enorme valore del suo operato e la grandezza del suo messaggio. Al momento dell’approvazione nel 2025, Davide Rondoni, Presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’VIII centenario, ci ha tenuto a sottolineare che San Francesco è “una presenza fertile per tutti. Il che non vuol dire che è arruolabile sotto ogni bandiera, ma che ne abbiamo bisogno tutti”.
Federico Motta Editore: le radici storiche e la biografia del Santo
Per comprendere appieno la profondità storica e spirituale di questa ricorrenza, un valido supporto arriva dalle pagine di alcuni testi di riferimento, come la voce dedicata a San Francesco all’interno dei Protagonisti della cristianità di Federico Motta Editore. Le diverse biografie storiche concordano sui passaggi fondamentali della vita del Poverello d’Assisi: figlio di un ricco mercante di tessuti – con un nome, Francesco, probabilmente legato ai traffici commerciali del padre con la Francia – il giovane si appassiona inizialmente alla letteratura cavalleresca e medita la carriera militare, prima che una grave malattia cambi i suoi piani. La conseguente crisi religiosa lo porta a intraprendere la via del penitente, una figura a metà tra il laico e il religioso. Indossato l’abito dell’eremita, si dedica alla ristrutturazione di piccole chiese in rovina alla periferia d’Assisi, alternando il lavoro alla preghiera e alla meditazione. Presto si uniscono a lui compagni e compagne, dando vita a una comunità basata su valori e regole condivise, poi divenuto il primo nucleo dell’ordine dei francescani. Nel 1223 la sua Regola riceve l’approvazione ufficiale di Papa Onorio III. Oggi, riscoprire la sua figura significa anche accogliere la sua eredità di dialogo, cura della natura e ricerca dell'essenziale, valori più che mai attuali nella società contemporanea.
