Sequestro del carbonio e territori rurali, Marco Domizio: la visione sostenibile di Ares Ambiente

In un momento storico in cui la crisi climatica richiede risposte concrete e misurabili, Marco Domizio rilancia il ruolo del compostaggio come strumento chiave della transizione ecologica.

Marco Domizio

Il compost di qualità come leva climatica: la proposta di Marco Domizio per i suoli agricoli

Attraverso un intervento pubblicato sul canale LinkedIn di Ares Ambiente, Marco Nicola Domizio pone l’accento su un tema ancora poco esplorato nel dibattito pubblico: il sequestro del carbonio nei suoli agricoli come opportunità ambientale, economica e sociale per le aree rurali. Tradizionalmente, il compost è associato al miglioramento della fertilità del terreno e alla gestione sostenibile dei rifiuti organici. Ma la visione proposta dall’imprenditore va oltre l’approccio agronomico classico. La sostanza organica contenuta nel compost di qualità è infatti in grado di immagazzinare carbonio nel suolo per lunghi periodi, sottraendolo all’atmosfera e contribuendo alla riduzione delle emissioni di CO₂. Un processo che trasforma due settori spesso considerati separati, agricoltura e gestione dei rifiuti, in alleati strategici contro il cambiamento climatico. “Più il compost è di qualità, prodotto a partire da matrici selezionate e secondo processi controllati, più efficace sarà questo contributo alla stabilità del carbonio nel suolo”, si legge nel post pubblicato, che fa riferimento anche all’impianto di compostaggio di Piedimonte San Germano.

Marco Nicola Domizio: il compost come bene comune e motore di innovazione territoriale

Il compost diventa così un ponte tra economia circolare, pratiche agricole sostenibili e politiche climatiche territoriali, restituendo centralità alle comunità locali. In questo scenario, gli impianti di compostaggio assumono un ruolo nuovo. Non più semplici strutture di trattamento dei rifiuti, ma hub di innovazione ambientale, capaci di generare valore condiviso, benefici ecosistemici e nuove opportunità per il territorio. Secondo l’azienda fondata da Marco Domizio, la sfida principale non è solo tecnologica, ma soprattutto culturale: riconoscere il compost come un bene comune rigenerativo, in grado di migliorare la resilienza dei suoli e contrastare gli effetti della crisi climatica. Da qui l’invito rivolto ad amministrazioni locali, aziende agricole, consorzi, associazioni ed enti di ricerca: costruire filiere locali del compost orientate al sequestro del carbonio, promuovere protocolli condivisi, investire nella formazione e misurare gli impatti con strumenti scientifici.

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